Il momento più critico di un viaggio in aereo? Sarà forse la tensione del decollo? Le perturbazioni in volo? L’atterraggio non proprio morbido? Io non ho dubbi: il ritiro bagagli. Davanti al nastro trasportatore si vive costantemente con il fiato sospeso, come in un thriller, fino all’istante in cui, finalmente, si intravede tra mille altre (uguali), la propria valigia. Rientrare in possesso delle borse genera in noi impeti di gioia che con un grido “E’ la mia!” sciolgono tutta l’ansia dell’attesa. Se ci rifletto è pazzesco sperare di recuperare i propri bagagli, dovrebbe essere la normalità, peccato che non sia proprio così…come la mia ultima esperienza in ordine di tempo.
“Chi mal pensa, mal dispensa” recita un antico proverbio. Il nome dell’aeroporto di (Milano)-Varese vuole omaggiare la vicina corte lombarda Malpensa del XVIII secolo che, nel ‘900, ospitò il battaglione specialisti del genio e fu campo di volo. Purtroppo, chi ha scelto il nome non ha pensato che “Mal”, dal punto di vista semantico, presenti valori astratti di valutazione qualitativa peggiorativa…dunque non proprio benaugurale.

Così un bentornato in Italia dalle vacanze estive si può lentamente trasformare in un mal di pancia. Sì, perché a fronte di un’ora e 50 minuti di volo perfetto, l’attesa ai bagagli a Malpensa ha sfiorato le due ore (oltre la durata effettiva di volo). In questo tempo lungo a fissare un nastro vuoto c’erano persone che, al contrario di me, dovevano prendere un treno e che hanno perso così, oltre la pazienza, anche la coincidenza. Si può attendere certo, ma la cosa più spiacevole è farlo senza nessuna spiegazione, rassicurazione o informazione. Ci si sente presi in giro quando, dopo numerose richieste, giunge la replica che la squadra di recupero bagagli non risponde al telefono…Sfortunatamente si è verificato il fantomatico problema tecnico e dunque potremmo aspettare ancora per ore, quante non è dato sapere, forse fino a sera. L’alternativa è rientrare a casa e tornare a riprendere le valigie il giorno dopo, perché non vengono spedite presso l’abitazione, infine, fare la denuncia. Premesso che per la maggior parte dei passeggeri non sia così semplice tornare a Varese MXP, cambiare i propri piani e perdere altro tempo per recuperare le borse, la sintesi di tutto è: Un problema tuo, diventa un problema mio. Punto!
Con la pazienza di un cinese che aspetta lungo il fiume che passi il cadavere, ho atteso in religioso silenzio, davanti al nastro trasportatore, la valigia che, finalmente, è riemersa dalle acque di un temporale estivo. Chissà forse grazie al buon cuore di qualcuno o allo sfinimento provocato dalle richieste di pochi viaggiatori insistenti e coraggiosi. Il lieto fine: borsa recuperata, bagnata sì, ma in salvo.
Ps. Avete mai notato che la prima valigia sul nastro trasportatore dell’aeroporto non appartiene a nessuno? – Erma Bombek
Nb. La teoria scientifica che prediligo è quella secondo la quale gli anelli di Saturno sono interamente composti dai bagagli smarriti dagli aerei – Mark Russell



