All’asilo nido c’era un bambino che sfogava l’irrefrenabile voglia di mordere sui propri compagni e dunque anche sulla sottoscritta. Si sa, a quell’età i primi dentini che spuntano sono dolorosi, ma più che a raptus improvvisi, quei morsi assomigliavano a gesti reiterati, quasi intimidatori. A fine giornata avevo tanti segni rossi tatuati sulle braccia, altri bambini molti di più. Vani erano stati i tentativi delle “zie” del nido di interrompere la scia di impronte dentali, anzi il vampiro bambino era riuscito a reclutare due nuovi adepti. Una mattina ci fu la svolta. All’ennesimo morso ricevuto senza motivo, con lo scatto fulmineo del leone, affondai le piccole zanne nel braccio restituendo quel gesto troppe volte subito. Si levò un grido acuto e il bimbo corse come un razzo tra le gambe delle zie per cercare conforto e asciugarsi le lacrime. Da quel giorno non mi morse più. Vale sempre il principio di non cedere alle provocazioni e non rispondere alla violenza con altra violenza, ma per capire una sensazione bisogna provarla sulla propria pelle.
Ps. “Ad ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria” – Isaac Newton
Nb. “L’adolescenza è l’epoca in cui l’esperienza la si conquista a morsi” – Jack London



