Chi ha paura dell’acqua?

Non mi piace nuotare. Da sempre.

Quando avevo due anni adoravo restare per ore nella vasca da bagno in compagnia dei miei giocattoli. Allegra mi lasciavo lavare e insaponare i capelli con cura, ma quando arrivava il fatidico momento del risciacquo, si consumava la tragedia. Urla disperate, pianti senza sosta, uditi in stereofonia dai vicini di casa, mentre l’acqua scorreva giù lungo la faccia: un fastidio insopportabile, una vera tortura.

Fu una punizione, poi, quando a sette anni mia madre decise di iscrivermi ad un corso di nuoto sotto suggerimento del medico: “La bambina è alta e magra, il nuoto l’aiuterà sicuramente a rinforzare la muscolatura.” Una volta a settimana, dunque, mia mamma mi accompagnava alla fermata dello scuolabus e in 15 minuti ero già negli spogliatoi della piscina comunale. Ricordo le piastrelle gelide e il freddo sulla pelle mentre indossavo il costumino intero. Ricordo tanti bambini, troppi. Ricordo la ginnastica di riscaldamento, l’unica cosa che facevo volentieri. Ricordo la cuffia stretta e soprattutto il mal di pancia che ogni volta mi assaliva prima di entrare in vasca. Odiavo mettere la testa sott’acqua, mi bloccava il respiro. Così, spesso mi chiudevo nei bagni dello spogliatoio, aspettando silenziosamente che tutte le bambine fossero uscite. Poi, sgusciando fuori con circospezione, attendevo sulla panca di legno la fine del corso.

È andata avanti così per un po’, fino a quando, un giorno, mentre stavo salendo con finto entusiasmo sullo scuolabus, il conducente disse a mia madre. “Guardi Signora, ho sentito le insegnanti dire che sua figlia salta spesso le lezioni.” Non avevo osato dirlo a mia mamma, lei lo faceva per il mio bene e non volevo deluderla. “È vero?” mi chiese. “Sì” risposi. “Chiara dimmi, ma ti piace andare a nuoto?”, “No mamma, per niente” le dissi singhiozzando. “Va bene, allora torniamo a casa.” E così facemmo mano nella mano.

Alcuni anni dopo ho frequentato un corso di nuoto di un solo semestre (non ho resistito oltre) che mi ha permesso di prendere più confidenza con l’acqua e le tecniche di respirazione. Oggi entro in vasca, non spesso certo, ma molto più volentieri rispetto a un tempo. Superato lo scoglio di immergermi completamente ho scoperto un mondo ovattato dove bracciata dopo bracciata i pensieri fluiscono liberi.

Fin da piccoli abbiamo il timore del giudizio altrui, ma anche di disattendere le aspettative che gli altri ripongono nei nostri confronti. Ho capito che nei momenti di difficoltà, nelle situazioni che ci creano malessere bisogna esternare qualsiasi disagio, senza paura di ferire o urtare qualcuno poiché soprattutto chi ci vuole bene non può far altro che comprenderci.

Ps. Il dorso (guarda caso) è lo stile che mi riesce meglio, senza occhialini non riesco a tenere gli occhi aperti sott’acqua e ancora oggi odio la cuffia…decisamente antiestetica

Nb. “Ho provato ad affogare i miei dolori, ma hanno imparato a nuotare”, così diceva Frida Kahlo

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