L’isola della rana muta

L’ospite è (quasi) sempre gradito. Ulisse fu uno dei primi a sperimentarlo sulla propria pelle durante il lungo viaggio di ritorno a Itaca. Giunto a Serifos, l’isola dei Ciclopi, in cerca di viveri, era certo di ricevere un’accoglienza calorosa: xenia -ospitalità, dovere sacro e inviolabile per gli antichi greci. Ottenne, invece, dall’incontro con il gigante Polifemo (prima di essere accecato all’unico occhio) una laconica risposta: “Nessuno (alias Ulisse) io mangerò per ultimo, dopo i compagni: questo sarà il dono ospitale”.

A Serifos, ancora oggi, la gente del posto è piuttosto chiusa, c’è molta diffidenza e una certa ruvidezza nell’ospitalità che ha radici lontane. Si perde poco in chiacchiere, è diretta, con modi sbrigativi va subito al sodo che tu sia al supermercato, al ristorante o in un negozio… ma riflettendo, in fondo, è meglio un cenno sinceramente burbero, piuttosto che un falso sorriso.

Anche la storia più recente di Serifos ha forgiato i suoi abitanti con sacrificio e duro lavoro. L’isola ha infatti un lungo e faticoso passato minerario, (si dice che le spade di Alessandro Magno furono realizzate qui), che è ancora visibile oggi nella parte sud-occidentale dell’isola, nell’area compresa tra Mega Livadi e la baia di Koutalas. Secondo la leggenda furono sempre i Ciclopi, che vivevano in quest’area, a scoprire le ricchezze di rame e ferro. Di quel mondo lontano restano alcune mura megalitiche, il cosiddetto Trono e la Grotta del Ciclope.

Serifos è legata a doppio filo anche con il mito di Perseo il semidio di Argo, che trovò rifugio e crebbe sull’isola fino a quando, (in breve), ingannato dal re tiranno Polidette, lo trasformò in pietra, insieme alla sua corte. Per farlo, l’eroe utilizzò il potere dello sguardo di Medusa, (che ci rimise la testa), la ragazza bellissima trasformata da una gelosa Atena in mostro con serpenti al posto dei fluenti capelli.

Dopo l’impresa, Perseo esausto si sdraiò per riposare, ma le rane di Serifos con il loro forte gracchiare glielo impedivano. Infastidito, chiese a suo padre Zeus di farle tacere e così il dio dell’Olimpo lo accontentò rendendole mute per sempre. Nell’antichità rimase a memoria di questo evento la frase “rana di Serifos”, che veniva usata in modo dispregiativo per prendere in giro qualcuno che non aveva capacità oratorie. La rana, suo malgrado è diventata simbolo dell’isola e la si trova raffigurata su monete antiche (ca. 530 a.C.).

Altro simbolo è la Chora, il cuore di Serifos, che sorge su un cono roccioso a circa 200 metri di altezza dal livello del mare. Con i suoi antichi mulini a vento e dedali di strade, la notte si accende di tante piccole luci, lungo il crinale su cui giace, come un albero di Natale. Ma per godersi il tramonto bisogna salire ancora un po’ più su, in cima alle rovine di Kastro, il castello veneziano della prima metà del XV secolo, che domina la Chora. Si raggiunge a piedi salendo attraverso vicoli stretti racchiusi in tre cerchie concentriche di casette bianche tipiche delle Cicladi, le cui pareti esterne costituivano la fortificazione. Da qui, con le caratteristiche chiese di Agios Konstantinos e Agia Varvara (Santa Barbara protettrice dei minatori), il panorama ripaga della salita, con una vista a 360 gradi sulle vicine isole di Sifnos, Paros, Milos e Kimolos.

Ma la vera meraviglia di quest’isola aspra e selvaggia si trova in basso ed è il mare. Calette deserte, baie nascoste compongono una costa che invita a tuffarsi in acque trasparenti. Ci sono oltre 70 spiagge, tra cui la più famosa di sabbia come Psili Ammos o Platis Gialos, ma anche Kalo Ampeli, Vagia e in molte è possibile ripararsi e riposare all’ombra dei Tamerici o pranzare nelle taverne sulla spiaggia come a Ganema e Sikamia.

C’è poi un altro luogo che merita una visita, il Monastero di Taxiarchon (degli Arcangeli) fondato nel 1572. Una fortezza a cui si accede attraverso una piccola porta di legno e che svela un giardino incantato di fichi e bouganville. La sua chiesa custodisce una venerata icona degli Arcangeli Michele e Gabriele. Un luogo di pace e preghiera vegliato da un solo religioso-monaco che ti scruta guardingo in silenzio e poi ti offre iloukoumia, piccoli dolci a cubetti gommosi alla fragola e limone.

Ed è forse proprio questo il segreto di Serifos. Un’isola che non fa nulla per conquistarti. Non sorride per forza, non indulge in convenevoli, non addolcisce i propri spigoli. Ti accoglie a modo suo: con strade sterrate, ripide discese, vento severo, grandi rocce, mescolando storie di dèi e mostri leggendari ad un mare cristallino.

Ps.”Pecca ugualmente chi, all’ospite che non vuole partire fa fretta, e chi, mentre già parte, lo ferma. L’ospite va ben trattato se resta, lasciato partire se vuole.” – Omero

Nb. “E stateve zitti!” – Link – Perseo come Leo, uno dei personaggi del film Un sacco bello, diretto e interpretato da Carlo Verdone – 1980. Un giorno caldissimo d’agosto, sdraiandosi sul prato, Leo fa tacere gli animali dello Zoo di Roma urlando infastidito dal loro baccano.

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