La valigia (im)perfetta!

“La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio…” cantava Julio Iglesias.

E mi ritrovo così, con la valigia aperta da riempire con il minimo indispensabile. Questa volta non si tratta di un lungo viaggio, ma di un bagaglio a mano da gestire al meglio per un fine settimana. Viaggiare leggeri è un’arte, e sicuramente non è la mia. Preparare la valigia mi urta, da sempre, il sistema nervoso.

Anche se negli anni sono leggermente migliorata, fisso inutilmente la borsa sperando mi giungano dei suggerimenti per poter sfruttare tutti gli anfratti possibili. A nulla servono le liste intelligenti, i pezzi da abbinare facilmente, i tutorial sull’arrotolamento dei capi e i trucchi salva spazio, ho sempre troppe cose da portare. Non riesco a fare una selezione razionale, penso: “Però potrebbe servirmi anche questo…come rinunciare ai sandali gioiello…e gli orecchini a stella, no, non posso lasciarli”. Così accumulo una serie di indumenti, accessori e beauty che so già che alla fine non sfrutterò completamente, ma non riesco a ottimizzare. Qualcuno dice che è una sorta di difesa rituale che prepara al viaggio, è come andare verso l’ignoto organizzati con tutto l’occorrente, anche se oggigiorno tutte le necessità si possono trovare facilmente in ogni luogo (previa carta di credito).

Dunque ho sempre ammirato chi affronta il viaggio solo con lo zaino in spalla, o con piccole borse in sella a una moto ed ancora chi veleggia leggero in barca. Rimane fitto il mistero sulla preparazione del bagaglio così “minimal” e un dubbio: “Avranno preso proprio tutto?”

Ps. Si capisce perché “4 bags” è uno dei soprannomi attribuitomi da mio padre.

Nb. Sono riuscita a mettere tutto nel trolley che porterò con me in aereo…infilando giusto qualcosina nel bagaglio a mano del mio amore (shhh!)

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