“Io bella, io bona!”

Domanda: “Chiara come sei…brutta e buona, bella e cattiva?”. Risposta: “No. Io bella, io bona”.

Questo era il tormentone dell’estate a fine anni ’70, sulla spiaggia di Cattolica, quando mi veniva ripetutamente posta la stessa domanda, per ascoltare la medesima risposta che faceva scoppiare in una risata tutti i vicini di ombrellone. Di anni ne avevo due e inconsapevolmente, nonostante il difetto di pronuncia, avevo già capito molto.

Gli antichi greci usavano un’unica parola – Kalós – per significare la bellezza morale e la bellezza fisica. La bellezza e la bontà erano la stessa cosa. C’è una specifica espressione in greco – kalokagathòs – “bello e buono” che racchiude le due parti della stessa bellezza. La bontà è la forma interiore, la bellezza la forma esteriore, non può esistere l’una senza l’altra, sono indissolubili. Ciò che è bello non può non essere buono e ciò che è buono è necessariamente bello.

Parafrasando Dostoevskij: “La bellezza…e a questo punto la bontà…salveranno il mondo”.

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