I mille volti di Marrakech – Crocevia di contrasti

Marrakech è un colore a tinta unita, come le mura rosso ocra che racchiudono la Medina. È un insieme di tonalità accese, come le bellissime maioliche del Palazzo della Bahia, ovvero brillante, in onore dell’amante preferita del Visir.

È rumore, come il vociare insistente nei numerosi mercati o le marmitte borbottanti dei motorini che sfrecciano impazziti a velocità supersoniche (ma dove andranno mai cosi di fretta?). È silenzio, come nella tranquillità degli accoglienti Riad o nel Jardin Secret dove ci si può rilassare leggendo un libro e sorseggiando una tazza di the alla menta.

È confusione tra i dedali del suk con grovigli di persone, carretti e animali. È rigore nel richiamo alla preghiera del muezzin, dall’alto del minareto, cinque volte al giorno: quella della sera di gran fascino.

È profumo di oli essenziali, di spezie, di frutta squisita e odori più forti misti a polvere nei labirinti delle stradine, come nell’antico quartiere ebraico Mellah.

Piazza Jamaa el Fna è il suo cuore pulsante. Centro popolato da personaggi molto diversi come i venditori di street-food, frutta secca e spremute di melograno, gli incantatori di serpenti, chiromanti o donne che offrono tatuaggi con l’henné (sconsigliato). Tutto intorno scorrazzano carrozze trainate da cavalli (calèche) che fanno il giro lungo le mura del 1.120 d.C. per i turisti, passando per Bab Agnaou, la porta più bella della città. Altri luoghi da non perdere sono il Palazzo El Badi, un tempo residenza del sultano, oggi delle cicogne, con i suoi giardini infossati di aranci e i grandi spazi dove riecheggia l’antico splendore; le Tombe Sadiane con l’elegante sala delle dodici colonne; la Kountoubia, la moschea simbolo della città e La Medersa Ben Youssef, l’antica scuola coranica (al momento in ristrutturazione).

Marrakech ha stregato e continua a farlo molti artisti, scrittori, pittori e stilisti che hanno deciso di trasferirsi qui. Come Majorelle, pittore che non solo ha creato una tonalità di blu che ancora oggi porta il suo nome, ma l’ha utilizzata per dipingere la villa e il giardino che conosciamo come Jardin Majorelle, situato nella parte moderna di Marrakech. Un’oasi successivamente acquistata e recuperata da Yves Saint Laurent (che ha voluto che le sue ceneri fossero cosparse nel roseto della villa) e dal compagno Pierre Bergé. Ceramiche blu e giallo lime circondano palme, cactus di tutte le dimensioni, bambù, bouganville, ninfee e gelsomino, il fiore della leggenda araba delle stelle, scagliate sulla Terra per la loro vanità e trasformate in fiori, perciò si crede che il Paradiso porti il suo profumo.

Qui si può visitare anche il museo berbero, una immersione nella cultura della più antica popolazione dei territori nord africani e ammirare i bellissimi pugnali e gioielli, in particolare, bracciali ed anelli che assomigliano ad eleganti tirapugni. I Berberi (o nella loro lingua Imaziyen che significherebbe uomini liberi) indossavano capi che oggigiorno attribuiremmo agli abitanti delle Ande piuttosto che dell’Atlante, dove si dice risieda ancora l’antico spirito di questo popolo.

Marrakech era anche nota per le fontane, oggi ne sono rimaste ben poche, ma l’acqua rimane il bene più prezioso, la ricchezza della casa. E tra le tradizioni più antiche e affascinanti legate a questo tesoro c’è sicuramente l’Hammam. Il benessere del corpo non è un fattore di mera igiene personale ha radici più profonde, è un rituale di purificazione, un percorso di rigenerazione. Fare quest’esperienza è un po’ come tornare bambini quando venivamo lavati e profumati dalle mani amorevoli di mamma e papà. Certo, in questo caso le mani sono sconosciute, ma esperte nel spalmare il sapone nero all’eucalipto, incisive nel levigare la pelle e professionali nel massaggiare il corpo con olio puro di argan. Ci si sente un po’ principesse e ci si lascia piacevolmente cullare dentro avvolgenti nuvole di vapore.

Marrakech continua ad esercitare il proprio fascino, sarà per il clima mite, per i giardini, per i tramonti rosso acceso, per le tajine, il couscous o l’hamburger di dromedario. Probabilmente per tutte queste cose, ma forse più semplicemente per l’accoglienza marocchina e i suoi sorrisi.

Ps. Jardin Secret è stato riportato allo splendore da un team di italiani

Nb. Attenzione se porterete con voi i cotton fioc, in aeroporto, durante gli innumerevoli controlli, potrebbero chiedervi che cosa siano e soprattutto a che cosa servano…

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