A piedi nudi nel quarto vuoto

Nell’immensità del Rub’Al-Khali, in Oman, il secondo deserto di sabbia più grande al mondo ancora oggi parzialmente inesplorato, ci si potrebbe sentire sperduti. In realtà si ha la sensazione di essere avvolti da una presenza magica, ultraterrena, coccolati e protetti da un caldo abbraccio.

Saranno le immense dune dorate disegnate dal vento, così perfette che si perdono armoniose in uno spazio infinito; la sabbia finissima, soffice come l’ovatta che non si attacca alla pelle e scivola via in un soffio; il sole che tramonta lento, cullato dalla preghiera della sera; il tempo dilatato e sospeso; oppure il silenzio che bisbiglia piano nell’orecchio a farti sentire come in un sogno, immerso nella meraviglia dei pensieri che vagano liberi, mentre i piedi nudi sprofondano nella sabbia fresca. Questo è il quarto vuoto, ovvero pura emozione, felicità estrema, in una parola sola: estasi.

Quarto inteso come ‘quarta parte’, Allah suddivise l’universo in quattro: cielo, terra, mare, il quarto spazio rimase vuoto: il Rub’Al-Khali. Basta chiudere gli occhi per immaginare le carovane del commercio dell’incenso solcare distese oggi praticamente impercorribili e fermarsi nell’antico crocevia di Ubar, città perduta e leggendaria, esistita sin dal 3.000 a. C., citata in una favola de Le mille e una notte e soprannominata “l’Atlantide delle sabbie” da Lawrence d’Arabia. Nel sito archeologico rimangono poche tracce per i visitatori, molte invece le mosche insistenti che ronzano intorno al viso, e a quello dei dromedari che le allontanano pazientemente con le lunghe ciglia.

Oggetto pregiato e di scambio, custodito insieme ad altre ricchezze dalla splendida regina di Saba, che la leggenda vuole governasse queste terre, l’incenso è stato ed è bene prezioso. Gli alberi centenari di Wadi Dowkah, patrimonio mondiali dell’UNESCO, ne sono la testimonianza e, ancora oggi, per estrarre le ‘lacrime degli dei’ l’incenso bianco, il più puro e pregiato, si ripete lo stesso rituale millenario. L’incenso ha dunque donato all’Oman ricchezza nel passato, oggi è il petrolio a contribuire allo sviluppo del Paese, grazie anche alla lungimiranza di Qaboos bin Said Al Said, sultano colto e illuminato che gode del rispetto sincero del suo popolo. Lo si capisce da come i sudditi parlano delle idee moderne e aperte, ma nel rispetto della tradizione, non appena vedono il ritratto nelle numerose gigantografie del Sultano disseminate nel Paese, come nelle strade di Salalah, la capitale del Governatorato del Dhofar, seconda città più importante dell’Oman. Qui non c’è un vero centro, a parte la piccola zona del suq, fra pugnali, pashmine stupende, datteri squisiti e latte di cammello che pare abbia effetti straordinari sulla fertilià e sia un viagra naturale. Quello che colpisce, però, sono le numerose lavanderie disseminate lungo le strade; d’altra parte gli omaniti portano le vesti tradizionali pulite e impeccabili, cambiandosi anche più volte al giorno, indossate con una grazia e fierezza che sembra appartenere ad altri tempi.

Poco distante dal deserto e da Salalah, si apre una distesa azzurra che ti permette di seguire gruppi di delfini, a soli 20 metri dalla riva, semplicemente con lo sguardo. Acque limpide che è un piacere immergersi e spiagge ampie e incontaminate che invitano alla pratica dello Yoga, alla meditazione e a lunghe passeggiate, volendo anche in bicicletta, macinando chilometri quasi da raggiungere il vicino Yemen. Proprio su questo confine si trova la bellissima spiaggia di Fazayah, selvaggia e incontaminata, dove l’unico incontro possibile è con grandi mandrie di dromedari guidati dai pastori.

Un Paese di contrasti, di città leggendarie, di misteri, sorrisi e gentilezza. Un luogo di fascino e magia dove nel deserto, al posto di un miraggio, puoi persino ritrovare te stesso.

Ps. Attenzione! Nel deserto ci sono due tipi di cartelli stradali: attraversamento dromedari e alluvioni improvvise (fenomeno che si verifica in estate)

Nb. “Ciò che fa bello il deserto”- disse il piccolo principe – “è che da qualche parte nasconde un pozzo…” da Il Piccolo Principe dell’autore Antoine Saint-Exupéry che disse: “Ho sempre amato il deserto. Ti siedi su una duna di sabbia. Non vedi niente. Non senti niente. E tuttavia qualcosa brilla in silenzio…”

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